Il sistema carcerario italiano ormai rappresenta ogni anno in misura maggiore un problema nascosto e che emerge solo quando la cronaca capta la nostra attenzione.
Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva sono solo alcuni dei nomi che sollevano molte controversie riguardo al nostro sistema carcerario che mostra molte lacune: sovraffollamento (nella sola Emilia-Romagna la percentuale di sovraffollamento supera il 186%), fatiscenza degli istituti di pena, carente applicazione di alcune leggi come la "Bindi" (che prevedeva l'assorbimento della sanità penitenziaria all'interno del sistema sanitario nazionale) e la "Smuraglia" (che prevedeva agevolazioni fiscali per le imprese che assumono i detenuti o trasferiscono in carcere le loro attività), riduzione in crescita delle risorse per la ri-socializzazione e riduzione anche del personale destinato a questi compiti. Nessuno mette in dubbio che chi commette un reato deva essere in qualche modo punito, ma la nostra costituzione sancisce che le pene inflitte devono tendere alla rieducazione del condannato (articolo 27); la pena è sanzionatoria ma deve andare verso il recupero della persona nella società.
Un'idea delle condizioni in cui i detenuti sono costretti a vivere in Italia ce la dà la constatazione di molti psicologi-criminologi: gli episodi di auto-lesionismo e suicidio dei detenuti sono maggiori nel momento del reinserimento nella società dopo lo sconto della pena, perché non c'è nessun reale legame tra il carcere e il mondo "reale", non vi sono programmi concreti reintegrazione e misure alternative che lo permettano.
Se poi consideriamo i suicidi in carcere: lo scorso anno sono stati 71, un orribile record. Il carcere cancella la motivazione alla vita, l'identità personale sociale e relazionale che avevano in libertà: come immaginare un futuro di qualsiasi tipo se non c'è alcuno stimolo alla ricostruzione di quest'ultimo? Inoltre in alcune carceri mancano sapone, spazzolino e carta igienica e l'insieme di tutte queste cosa distrugge la dignità dei detenuti, anche nei casi in cui essi sono in attesa di giudizio (forse innocenti e incarcerati per motivi precauzionali).
Il volontariato in Italia è l'unico strumento che, per fortuna, funziona in carcere, ma è una forza limitata e che non è sufficiente. I volontari tentano di sopperire alla mancanza dello Stato che dovrebbe garantire condizioni umane, dignità e figure professionali che rendano applicabile la nostra costituzione.
Autore: zomuzco
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| Commenti |
kulz
ok...Mah, all'articolo secondo me mancano dati essenziali. Ad esempio numeri percentuali di... |
zomuzco
Il caso Cucchi e altri è stato citato solo per dire solo che si parla di carcere quando succede... |
kulz
Solo una domanda: con quali soldi?Seriamente, apprezzo alcune cose che dici, ma veramente, stiamo... |
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