Il glorioso risorgimento italiano, ha trascinato con sé molte distorsioni sui libri di storia che ancora oggi sono adottati dai nostri studenti. Benché il fine possa apparire nobile (miticizzare l'ideale dell'unità d'Italia), i mezzi sono discutibili: la verità dei fatti, nascosta dai primi storici sudditi del re Vittorio Emanuele II, non è stata ancora riscattata. Le premesse: la penisola italiana era divisa in regioni con lingue, culture ed economie diverse; il Regno delle due Sicilie esportava l'85% delle sue produzioni agli Stati esteri in grado di acquistarle (cosa che la povera economia delle regioni del nord non poteva sostenere). Per farla breve, il senso di nazione non era certamente nella mente dei cittadini dello stivale, anzi, la convivenza a volte era difficile. Il movimento per l'unità nazionale comprendeva sostanzialmente intellettuali e persone in grado di leggere i loro scritti (nel 1800 erano meno del 20%); la questione era indifferente per gli altri che, anzi, mostravano ostilità. Nel 1830 il Regno delle due Sicilie, governato da Ferdinando II, fiorì economicamente (risanò le finanze, detassò il popolo, fece costruire strade ponti e ferrovie) e socialmente (maggiore istruzione, amnistia, mestieri per i vagabondi). Per farla breve, il Regno era ben in luce rispetto alle altre potenze europee (Francia, Inghilterra e Austria). Vi fu anche un tentativo di monarchia costituzionale, fallito, nel 1848: il popolo meridionale aveva grossa stima del Re. L'avvento di Cavour vide l'avverarsi delle mire espansionistiche Sabaude, inizialmente nel nord Italia che fu primo motore dell'espansionismo verso sud: l'indebitamento di Cavour per le spese di guerra richiedeva la "conquista" di nuovi ricchi territori. Iniziarono le infiltrazioni di agenti sabaudi al sud per scatenare delle piccole rivolte al potere sovrano. La storia poi la conosciamo: attraverso la forza militare, l'invasione dei 1000 in Sicilia diede l'avvio alla conquista del meridione. Solo di conquista possiamo parlare, dal momento che gran parte della popolazione non si opponeva a Re Francesco II. Il resto della storia, spesso distorta, lo possiamo immaginare: fabbriche, risorse e lavoratori portati al nord per costruire la sua grande supremazia e il suo grande sviluppo; ricchezze depredate e un meridione costretto in ginocchio per le gravi perdite. Ora siamo uno stato unitario e sarebbe ingiusto spiegare la situazione attuale con soli questi elementi, ma dovremmo fare maggiore chiarezza e sistemare i nostri libri di storia per restituire la verità.
Autore: zomuzco
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