Di nomi di donne, nei libri di matematica, se ne trovano ben pochi. Per secoli, infatti, le donne che si dedicavano alla matematica, così come tutti i campi delle scienze e del sapere, erano guardate quantomeno con diffidenza, se non con aperta ostilità. Ipazia, prima matematica di cui ci giunge notizie, nacque ad Alessandria d'Egitto, presumibilmente nel 370. Allieva del padre Teone, filosofo e matematico, "ella divenne molto migliore del maestro, particolarmente nell'astronomia", come testimonia Filogiorgio. Lo stesso autore ci dice che, Ipazia, non solo si dedicò alla matematica, ma la insegnò, una vera innovazione per quei tempi. Ella non fu solo matematica, ma anche filosofa e, come detto, astronoma. Descritta da Socrate Scolastico come la terza caposcuola del platonesimo, Ipazia ebbe numerosi e fedeli seguaci, ai quali insegnò, come ci racconta uno di loro, Sinesio, che la filosofia è "uno stile di vita, una costante, religiosa e disciplinata ricerca della verità". La sua vera passione fu l'astronomia: studiò il moto degli astri, modifiche e applicazioni dell'astrolabio. Ad Alessandria la fama di Ipazia crebbe sempre più, tanto che il suo carisma divenne anche politico e religioso. Ipazia era pagana. Dopo i decreti di Teodosio del 391 e del 392, che bandivano il paganesimo, il clima politico e religioso si fece rovente. Il vescovo Teofilo fece distruggere tutti i templi di Alessandria risparmiandone solo uno che fu occupato dai cristiani. Il suo successore, Cirillo, fu ancora più intransigente, tanto da entrare in contrasto con il prefetto della città, Oreste, perché riteneva che il suo episcopato lo autorizzasse ad intromettersi nella cosa pubblica. Ipazia fu accusata di ostacolare la riappacificazione fra i due, pertanto le fu tesa un'imboscata da alcuni monaci. Questi la sorpresero sulla via del ritorno a casa, la tirarono giù dal carro, la uccisero, la smembrarono e diedero fuoco ai suoi resti. Pur non essendoci prove che Cirillo fosse il mandante di questo turpe atto, le testimonianze del tempo ci inducono a pensare che ne fosse quantomeno a conoscenza e non avesse fatto nulla per impedirlo. Racconta infatti Damascio che un giorno passando dinnanzi alla casa della donna, Cirillo chiese il perché della confusione presente. Saputo dal suo seguito che quella folla era lì per salutare la filosofa Ipazia " egli si rose a tal punto nell'anima che tramò la sua uccisione in modo che avvenisse al più presto, uccisione, tra tutte, la più empia".