Un'altra strada dell'antica Roma caduta nell'oblio
Nel 2009, nel corso di lavori di ampliamento di via Collatina, sono emersi i basoli di lava di un'antica strada romana secondaria che collegava Collatia a Gabii, la via Gabina, costruita tra l'epoca regia e quella repubblicana; durante l'epoca imperiale questa strada fu prolungata fino a Preneste (attuale Palestrina), distante circa cinquanta chilometri da Roma, e prese il nome di via Prenestina. Recentemente, durante altri lavori sempre nella zona est di Roma, sono stati ritrovati, oltre ad una necropoli databile tra il I e il II secolo d. C., anche due tratti dell'antica via Collatina, entrambi in eccellente stato di conservazione: uno di essi è addirittura meglio conservato della Regina Viarum, l'antica Appia, che anche di recente ha rischiato di essere sommersa dal cemento, ma questa è un'altra storia... L'antica via Collatina era una diramazione della via Tiburtina e iniziava appena fuori dalle mura romane, presso Porta Tiburtina, e conduceva all'antica città di Collatia, distante circa quindici chilometri da Roma. Le città di Gabii e Collatia forse sono sconosciute ai più perché in epoca imperiale furono inglobate da Roma, ma in epoca regia e repubblicana, quando Roma era ancora in espansione, queste due città conobbero un lungo periodo di splendore e popolarità. Gabii era famosa per le sue cave che fornivano un'eccellente pietra da costruzione, mentre Collatia ebbe un importante ruolo politico ed è Tito Livio a raccontarci che da qui iniziarono le rivolte contro la monarchia che portarono alla nascita della repubblica. Molti parlano di questa importanti scoperte, che vanno ad arricchire il nostro patrimonio storico e le nostre conoscenze sul Lazio arcaico, ma nessuno parla dello scempio archeologico che riguarda la via Collatina, che dopo l'entusiasmo iniziale è stata lasciata a ricoprirsi di erbacce in una palude piena di rifiuti e in una zona devastata da interventi urbanistici folli. Questa antica strada costeggia una grande pineta che potrebbe essere trasformata in un parco pubblico, ponendo freno alle edificazioni dissennate che hanno messo in pericolo anche le ultime aree verdi dell'agro romano e dando il giusto valore all'enorme complesso di strade romane, esempio di straordinaria ingegneria che ha contribuito allo sviluppo delle civiltà successive.