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Il Viceministro del Lavoro Martone ha poi così torto in ciò che ha dichiarato?


 
Il Viceministro del Lavoro Martone ha poi così torto in ciò che ha dichiarato?

Il Viceministro del Lavoro Michele Martone, ha destato commenti immediati con la sua affermazione: "Laurearsi dopo i 28 anni è da sfigati. È bravo invece chi a 16 anni sceglie un Istituto Professionale". Hanno risuonato come una condanna queste parole che, a ben vedere, nascondono una serie infinita di vizi ed errori tragicamente tipici del sistema italiano. Un meccanismo, quello italiano, che non funziona e non incentiva la crescita giovanile nel senso più completo del termine. Il percorso di studio è diventato un'alternativa al "non far nulla" e sempre più spesso concludere il ciclo di studi significa solo entrare prima nel mondo della disoccupazione. Se è vero che, in teoria, è giusto concludere gli anni di studi senza eccedere fuori corso soprattutto quando si studia e basta, è altrettanto vero che, una volta fatti sacrifici e aver studiato (che si tratti di università o diploma non importa) sarebbe un passaggio dovuto quello di trovare nel giro di poco tempo un impiego. I paragoni con l'Europa sono inevitabili. Un ragazzo si laurea in media intorno ai 25 anni ma è altrettanto vero che trova intorno a sé un sistema decisamente meritocratico, pronto a sostenerlo ed aiutarlo. Se così non fosse non si spiegherebbe come mai in qualsiasi Paese europeo non si è interrotta la tradizionale costruzione di una famiglia già a partire dai 25 anni di età. Qui in Italia, oggi, se si riesce ad avere il primo figlio a 35 anni con tanto di lavoro e casa al seguito è quasi un miracolo. Il Viceministro avrebbe perfettamente ragione se l'Italia fosse un Paese in grado di offrire un futuro solido e costruttivo ai giovani. Lo desideriamo tutti. Desideriamo un Paese meritocratico in cui appena terminati gli studi vi possa essere riscontro nel mondo del lavoro ma anche nel welfare, senza essere "figlio/a di papà". Volendo racchiudere il pensiero in un'unica importante parola si parlerebbe di progetti. I giovani italiani, quelli seri, attenti al loro percorso di vita, responsabili, volitivi e costruttivi, avrebbero fretta di concludere se il loro cammino fosse una lunga strada da progettare, ma senza le mille difficoltà che il paese Italia riserva, da troppi anni ormai, ai suoi giovani italiani.



Autore: ale27

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