A proposito della dimensione "esperienziale" dei bambini, mentre gli studiosi di fine Ottocento la ritenevano una "confusione ronzante e fiorita", riprendendo l'espressione di William James ossia un insieme magmatico e indistinto di stimoli, oggi, secondo la psicologia evolutiva, la mente dei bambini è ben strutturata sin dai primi giorni di vita. Anzi, anche gli "infanti", cioè i bambini che ancora non possiedono la capacità di parlare né quella di comprendere il linguaggio, danno prova di saper pensare.
Il fatto che i bambini, anche molto piccoli, reagiscano diversamente di fronte ad eventi possibili, rispetto ad altri che non lo sono, dimostra, secondo gli studi più recenti, come essi siano in grado di figurarsi la "permanenza degli oggetti occlusi" al contrario di quanto invece aveva asserito Jean Piaget.
Un'altra capacità attribuita agli infanti da studiosi come Hauser e Spelke, è quella di concepire nozioni numeriche.
L'esistenza di un pensiero "prelinguistico infantile" è testimoniata da fenomeni che si riferiscono alla vita intrauterina; è stato reso noto, ad esempio, che il senso dell'udito comincia a svilupparsi già nell'utero materno e che, appena nati, i bambini sono in grado di distinguere la voce materna da qualsiasi altro rumore.
In conclusione, dunque, a solo un anno di vita, quando cioè il bambino comincia a parlare egli è in possesso di una serie di competenze linguistiche tutt'altro che semplici. Ciò dimostra che l'essere umano gode di un sistema cognitivo che costituisce la base da cui si sviluppano successivamente le diverse funzioni linguistiche.
Autore: 81GC56VM
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