A volte mi chiedo da dove sgorgano determinati sentimenti, quali la cattiveria, la presunzione, l'invidia, l'arrivismo. L'unica risposta che mi viene in mente è che una soltanto sia l'origine di tutto ciò: l'ignoranza. Col termine "ignoranza" mi riferisco all'incapacità di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, al non saper dare valore agli affetti più cari, quelli, cioè, che rappresentano il nostro unico rifugio dalla solitudine e dalle sofferenze. Ignoranza è non saper dire "grazie", non saper chiedere perdono per i propri sbagli, per le proprie mancanze. Ignorante è colui che non scende mai dal suo piedistallo dall'alto del quale è capace soltanto di esprimere giudizi sul conto di altri, giudizi che non permettono repliche a causa della loro gratuità. Voglio intendere, cioè, l'esatto contrario dell'ignoranza produttiva, la "dotta ignoranza" per dirla con Socrate, quella cosciente ammissione di non conoscere che spinge l'individuo dotato di intelligenza ad aprirsi al dialogo ed allo scambio comunicativo.
Se solo ognuno di noi riflettesse sul fatto che siamo nient'altro che membra di un unico grande organismo (il mondo), che siamo dotati della stessa identica natura e che siamo tutti figli dell'amore, se pensassimo a tutto questo non provocheremmo più guerre insignificanti e disastrose. Se fossimo in grado di comportarci con umiltà e se dessimo importanza ai piccoli momenti e ai gesti più semplici, se capissimo che è indispensabile sperare e sognare, sapremmo apprezzare la grande ricchezza che abbiamo, la vita.
Autore: 81GC56VM
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