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Relazioni: Noi, Narciso e l'Altro


 
Relazioni: Noi, Narciso e l'Altro

Tutto quello che dici parla di te. Specie quando parli di qualcun altro. E se quell'altro non fosse nulla più che una piccola infinitesima parte del ventaglio dei nostri vissuti? È davvero con qualcuno o qualcuna la nostra relazione o è soltanto con noi stessi che siamo chiamati in realtà a fare i conti? Seduto qui, davanti ad un foglio che non riesco a vedere bianco se non in qualche angolo che, ahimè, il caleidoscopio delle mie emozioni ha deciso di lasciare intatto (sarà capitato a tutti, voglio sperare, di essere rimasti talvolta apatici), mi ritrovo a dover stendere una massa informe. Come dipanare un gomitolo di lana abbastanza messo male. Prima ancora di passare a sciogliere i nodi, dopo aver individuato i bandoli di ognuno, mi capita di perdermi tra i colori. Peccato che in questo spettacolare gioco - noto a tutti come "felici per sempre" - di bussole personali non ne abbiamo ancora create. Forse perché non è proprio quello ciò che ci occorre. Forse occorre perderci, cercarci, confonderci, trovarci e infine nuovamente perderci con qualcuno altrettanto indomito; all'infinito. Di nuovo, come potete notare, è quel "ci" a fare la differenza. Ma allora perché quella spasmodica ricerca? Perché quell'immancabile inquietudine nel poggiare la testa sul cuscino in un letto troppo grande per ospitare una sola persona? All'apparenza è il contrario ma nessuno che io conosca ha il coraggio di dire a se stesso "Mi basto da solo". Da Platone in poi, la perversa concezione dell'uomo vede questi come diviso in due. Ma ho sempre preferito sapermi un tutt' uno quale mi vedo piuttosto che come le sogliole, tagliato in due. In realtà, di noi ne abbiamo davvero abbastanza. Fin troppo. Più che incompleti siamo perfetti sconosciuti di noi stessi. Additiamo partners come responsabili dei nostri fallimenti; imputiamo allo stress una scarsa prestazione a letto; al fumo la causa della nostra nevrosi. Eppure, per quel che mi riguarda, ho capito di saper amare - e che fossi nato per farlo - solo dopo che qualcuno ha risvegliato in me la voglia. Ho scoperto di andare matto per il sesso dopo aver superato la terribile vergogna dei primi momenti impacciati (di cui ora rido, ma si badi, con me stesso soltanto); di non aver bisogno di una sigaretta per rendere i nervi più caldi. Tanti e tante cose ti tolgono il respiro. A me è capitato parecchie volte. Una di queste - la prima - quando a dodici anni, per ben tre giorni di fila, andai via da casa. Fu il vero inizio della storia d'amore più avvincente: quella con me stesso. Ma a parte situazioni simili, date dall'avvicendarsi di episodi parecchio bislacchi (il più delle volte per le troppe bugie costruite, fin troppe per essere ad oggi state svelate tutte), non sono mai stato solo. La convinzione che qualcuno vigilasse dall'alto, da una stella che illumina il cammino, senza mai abbagliare, senza mai pregiudicare o guidare ad una biforcazione piuttosto che ad un'altra, non mi ha mai lasciato. Così ché, quando ho amato qualcun altro al di fuori di me, è stato bellissimo. E soprattutto, sapevo che quel trasbordare della coppia fosse di valore inestimabile. Perché violento, impetuoso, così spietato da andare oltre me; nulla a che vedere con un fiume in piena che vince gli argini; niente che la bionda sotto casa scortata dall'imprenditore (finto) potesse mai sognare. Lascio allora agli altri la convinzione che, come tutte le esperienze, anche quella dell'amore sia una faccenda soggettiva: ognuno allora ami a suo modo. Io, per amare fino al midollo, parto da me stesso. Antonio Cimmino



Autore: Narciso

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