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L'impianto analogico stereo ad alta fedeltà, il fascino di un mondo perduto


 
L'impianto analogico stereo ad alta fedeltà, il fascino di un mondo perduto

C'era un tempo in cui era diffusissima l'abitudine di ascoltare musica riprodotta solo a casa propria. Nel soggiorno campeggiava in bella mostra il vanto di ogni appassionato del settore, una vera e propria moda negli anni '70, quella per l'impianto stereo HIFI. Il supporto d'ascolto era esclusivamente il cosiddetto 33 o 45 giri. A quell'epoca il doppio album tratto dalla colonna sonora del film "Jesus Christ Superstar" di Andrew Lloyd Webber, raggiunse in breve tempo i due milioni di copie. In Italia si pubblicavano long playing intramontabili come "Questo piccolo grande amore" di Claudio Baglioni e canzoni come "Bella senz'anima" di Riccardo Cocciante. Ma cos'era l'impianto analogico a due canali? Non aveva nulla a che vedere con la portabilità, la praticità e la semplicità d'uso di un lettore mp3 odierno. Al contrario, era un oggetto intrasportabile, voluminoso e pesante ed era collocato nella zona principale del soggiorno. I cavi giravano per la stanza, dai diffusori (a volte ingombranti) fino al mobiletto dedicato all'impianto stereofonico, là c'era la sorgente d'ascolto: il giradischi. L'amplificazione era naturalmente separata, poteva essere a valvole e non c'era il telecomando. La passione per l'ascolto audio richiedeva spazi al giorno d'oggi non comuni, richiedeva un tempo dedicato, un'attenzione particolare per la messa a punto, per il rituale dell'accensione dell'impianto, per la collocazione del disco e per il posizionamento della testina di lettura a cui non siamo abituati da tempo. Soprattutto richiedeva l'ascolto del disco dall'inizio alla fine, la pratica dello zapping tra un brano e l'altro o, peggio, tra un brano di un disco e un brano di un qualsiasi altro disco era un'esperienza sconosciuta e improponibile. Ma cos'è oggi tutto questo se non una realtà dimenticata? L'atmosfera creata dalla luce soffusa nella stanza, il tipico suono dell'accensione dell'impianto, la magia della luce delle valvole, l'esperienza tattile delle grandi copertine dei dischi, il fruscio unico della testina nel microsolco, l'immersione totale nei suoni diffusi all'interno della stanza e percepiti fisicamente. Cos'è se non l'opposto della velocità insofferente per le attese, della virtualità del supporto, dell' "asettico" silenzio digitale, dell'ascolto impegnato in altre faccende, della percezione "cerebrale" creata dalle cuffiette di oggi? Il fascino di un mondo perduto ormai difficilmente recuperabile.



Autore: tgwriting

 Commenti
baffu
Fino a poco tempo fa dicevano che il suono dei 45 giri era superiore,è ancora vero?
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