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LA CAVALLERIA E IL WEB 36. Inquisizione 18


 
LA CAVALLERIA E IL WEB 36. Inquisizione 18

Streghe 2

 

Nell'illustrazione: le tre streghe dal Machbeth di W. Shakespeare

 

Nella letteratura psicanalitica le streghe sono una proiezione dell'animo maschile, cioè dell'aspetto femminile primitivo che sussiste nell'inconscio dell'uomo. Le streghe materializzano questa ombra odiosa di cui non possono liberarsi e assumono, al tempo stesso, una potenza terribile. Per le donne, la strega è il capro espiatorio sul quale trasferiscono gli elementi oscuri delle pulsioni. Ma tale proiezione è in realtà una partecipazione segreta alla natura immaginaria delle streghe. Finché le forze oscure dell'inconscio non assurgono alla chiarezza della conoscenza, la strega continua a vivere in noi. L'anima è spesso personificata da una strega o da una sacerdotessa, perché le donne hanno più legami con le forze oscure. La strega è l'antitesi dell'immagine idealizzata della donna.

 
Tutte le culture hanno sviluppato strategie di superamento dell'alienazione e della sofferenza, specialmente femminile, ma raramente si va oltre la fuga. Per le streghe il rito magico è tecnica di liberazione dalle ingiustizie sociali, la scoperta di una nuova esistenza che nasce dalla consapevolezza di sé, dalla gioia di conoscere il corpo. La donna diventa strega quando svela il suo erotismo incomprensibile agli uomini.


Roland Barthes afferma che quando i rapporti sociali si basano sulla solidarietà le culture non hanno bisogno di creare emarginazione; al contrario le streghe e le "devianze" trionfano dove vi è una differenziazione tra i sessi, i ceti e le condizioni esistenziali. Le streghe rappresentano una funzione antiistituzionale che il potere utilizza per giustificare azioni repressive.

 
La realtà della strega è dunque socialmente determinata. Si è streghe per effetto di relazioni specifiche che collegano l'individuo all'ambiente fisico-mentale che lo circonda. Jules Michelet scrive che nel mondo medievale pieno di orrori, di ingiustizie e di arbitrarietà, la strega era un prodotto della disperazione del popolo, che trovò in essa l'unica personalità che potesse rimediare ai suoi mali fisici e morali.

 
"Ogni popolo ha il medesimo principio; lo vediamo dai viaggi. L'uomo caccia e lotta. La donna gioca d'ingegno, immagina, genera sogni e dei. Dei giorni è veggente: possiede le ali infinite del desiderio e del sogno. Per valutare i tempi, osserva il cielo. Ma alla terra non offre meno cuore. Gli occhi chini sui teneri fiori, giovane e fiore anch'essa, ne fa conoscenza personale. Donna, chiede loro di guarire che ama. [...]

 
Una religione potente e vitale, come il paganesimo greco, ha inizio dalla Sibilla, termine nella Strega. La prima, vergine bella, in pieno sole, lo cullò, gli diede incanto e aureola. Più tardi, decaduto, malato, nelle tenebre medievali, tra le lande e i boschi, la strega lo riparò, dalla sua coraggiosa pietà gli venne il nutrimento, di cui continuò a vivere. Ecco che, per le religioni, la donna è madre, amorosa custode e nutrice fedele. Gli dei sono come gli uomini; le nascono e muoiono in grembo. Quanto la fedeltà le costa! Regine, magi di Persia, Circe maliarda, sublime Sibilla, che siete ormai? che barbara metamorfosi. Quella che, dal trono d'Oriente, insegnò le virtù delle piante e il cammino delle stelle che, al tripode di Delfi, splendida del dio di luce, porgeva oracoli al mondo prostrato, questa, mille anni più tardi, la si caccia come fosse una bestia selvaggia, è inseguita agli angoli delle strade, umiliata, straziata, lapidata, piegata sui carboni ardenti. [...] La Sibilla predice la sorte, la Strega la fa. Ecco la grande, autentica differenza. Lei chiama, cospira, opera il destino. Non è l'antica Cassandra che tanto bene conosceva l'avvenire, lo lamentava, l'attendeva. Lei lo crea. Più di Circe, di Medea, possiede la verga del miracolo naturale, e per sostegno e sorella ha la natura. Tratti del Prometeo moderno son già suoi. Con lei ha inizio l'industria sovrana che guarisce, rinnova l'uomo. "


La Chiesa intuisce il pericolo: il nemico è lei, la sacerdotessa della natura. Con l'illuminismo della lucida follia, che, come scrive Michelet, nelle sue sfumature, è poesia, "raccatta tutti gli scarti": il cielo getta, ella raccoglie. Ad esempio, la Chiesa ha scartato la Natura come impura e sospetta. Ella la prende al volo, la coltiva e la sfrutta. "La Chiesa scarta un'altra cosetta, la Logica, la libera Ragione. Ghiotto boccone che l'Altro addenta con avidità. " Così iniziano le male scienze, la farmacia proibita dei veleni, e la maledetta anatomia. Unico dottore ammesso, Paracelso. Il solo medico del popolo, per mille anni, è stata la strega. Le frontiere tra la scienza e la
magia passano soprattutto attraverso la coscienza morale. "Gli imperatori, i re, i papi, i baroni più ricchi avevano qualche dottore di Salerno, qualche Moro, qualche Ebreo, ma la gente di ogni condizione, e si può dire tutti, non consultava che la Saga o Saggia Donna. Se non guariva, la insultavano, le dicevano strega. Ma in genere, per rispetto e paura insieme, la chiamavano Buonadonna o Belladonna, dal nome che si dava alle fate. Le capitò quel che ancora capita alla sua pianta prediletta, la Belladonna, e ai benefici altri veleni che usava, antidoti dei grandi flagelli del Medioevo. Il bambino, il passante ignaro, maledice queste erbe grigie senza conoscerle. I loro colori ambigui lo colmano di terrore. Arretra, passa alla larga. Eppure non sono che "Consolanti" (Solanee), che amministrate con discrezione, hanno guarito spesso, calmato tanti mali. "

 




Autore: SirAntony

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