TORINO- Il Centro sarà determinante nel futuro della politica italiana. Ecco il dato emerso in occasione della presentazione del libro "Il Centro e il PD", Ed. Rubettino 2010, di Giorgio Merlo, deputato e vice presidente della Commissione Vigilanza RAI. All'incontro, moderato dal giornalista Paolo Girola, hanno partecipato Savino Pezzotta, ex segretario generale CISL ed attuale deputato UDC, e Gianfranco Morgando, segretario regionale del PD. L'autore, spiegando il senso della sua opera, precisa: «Il PD è e resterà sempre una grande sfida e una speranza», per poi ricordare brevemente le sue radici di sinistra intrise dell'insegnamento prima di Donat-Cattin e poi dell'ex Presidente del Senato Franco Marini (che ha curato la prefazione del libro). Un PD dunque ancora incerto che non sa come deve proporsi per governare e che dovrebbe fare decollare una politica di Centro in tempi rapidi, per poter essere percepito come portatore di un ideale forte per l'intero Paese. Morgando pone l'accento sull'importanza del PD come partito capace di far convergere al suo interno storie e culture politiche diverse, ribadendo il bisogno di trovare un modo concreto per far sì che più valori possano convivere pacificamente. Al di là delle incognite politiche, che ad oggi nessuno è in grado di sciogliere, bisogna prendere atto del fallimento del sistema politico attuale in cui, per poter rispondere alla domanda: «Che cos'è il Centro?», occorre porsi prima il quesito: «Questo Centro esiste o no?». Morgando sembra avere la risposta pronta citando il politico Augusto Del Noce: «Se Centro vuol dire restaurare dei princìpi, avere la passione della non violenza, avere la priorità per l'uomo e per le istituzioni, allora questo è quello che io penso si possa definire Centro». Un irrompente Pezzotta interviene denunciando la politica italiana odierna: «A destra come a sinistra prevalgono le immagini di partiti personali. Occorre creare un nuovo soggetto politico liberal-democratico, aperto alle questioni sociali» e puntando il dito contro il bipolarismo che «ha fallito, perché non ha consentito di fare delle riforme» e che fa da capro espiatorio all'astensionismo alle votazioni. «Oggi non si va a votare perché non ci si ritrova in quello che c'è». Conclude con la battuta: «Il libro ha una gran nostalgia della Democrazia Cristiana, ma la società odierna rispetto al passato è cambiata», a cui Merlo prontamente risponde: «Ognuno è figlio della propria storia».
Autore: krizia
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